I Promessi Sposi del TRIO

Quando Manzoni diventa divertente…

Il mitico TRIO!!!

Il mitico TRIO!!!

 

Titolo: I Promessi Sposi del Trio

Anno: 1990 (andato in onda dal 10 gennaio 1990 su Raiuno in cinque puntate)

Regia: Massimo Lopez, Anna Marchesini,  Tullio Solenghi con la collaborazione di Massimo Scaglione

Sceneggiatura: Massimo Lopez, Anna Marchesini,  Tullio Solenghi

Interpreti: Massimo Lopez, Anna Marchesini,  Tullio Solenghi. Con la partecipazione di Pippo Baudo, Giuliano Gemma, Daniele Piombi, Wanna Marchi, Piero Badaloni

Scenografie: Gianfranco Padovani

Costumi: Sibylle Ulsamer

Musiche: Stefano Marcucci

Fotografia: Beppe Pavese.

Il grande romanzo manzoniano diventa pretesto per ironiche e giocose parodie e rovesciamenti comici e grotteschi, che rompono la narrazione tradizionale per contaminarla  con elementi attinti dalla  cultura dei mass-media, ottenendo effetti comici anche grazie ad un impianto stilistico il più aderente possibile alle atmosfere e alle ambientazioni originali.

Nel corso di cinque puntate i tre comici ricoprono diversi ruoli tratti dal romanzo manzoniano (Lopez assume le sembianze di Don Abbondio, Alessandro Manzoni, Fra Cristoforo, Don Rodrigo, la monaca di Monza etc…; Anna Marchesini veste i panni di Lucia, Agnese, Perpetua, Donna Prassede; Solenghi è nella finzione Renzo, l’Innominato, Egidio, Il Griso etc…), e altri personaggi completamente inventati[1], ospitando nella loro parodia personaggi fantastici come il padre di Lucia (Baudo), El Gringo (Gemma), il presentatore di “Miss Lecco” (Piombi), la venditrice di unguenti contro la peste (Marchi), il giornalista del Seicento (Badaloni), nonché incursioni improvvide e senza senso di personaggi fiabeschi o storici o reali e contemporanei (Cappuccetto Rosso, il calciatore milanista Gullit, le voci della radiocronaca sportiva Ciotti e Ameri, Heidi).

Mancano dei personaggi-chiave del romanzo manzoniano (es. Azzeccagarbugli, Don Ferrante), nonché scene-cardine dell’intreccio manzoniano,  ma non se ne sente la mancanza.

Si fa ANCHE (ma solo en passant…) riferimento alla precedente edizione “seria” de I Promessi Sposi manzoniani, quella del regista Salvatore Nocita.

Sapiente mix di comicità, ironia, parodia, sarcasmo e satira[2], fino ad arrivare all’assurdo (es. il narratore che parla da un armadio, che si trasforma in gabinetto), al nonsense (es. la scena finale del riso agli sposi) e al ridicolo puro.

Versione senza dubbio IRRIVERENTE della grande fatica manzoniana, ma tutta da ridere, persino più di vent’anni dopo la sua uscita!

 

Latineloqui69

 

 

 

 

 

 


[1] Marchesini: Bella Figheira, Enoiosa, La Fata Turchina, Cenerentola al ballo, la badessa, la giornalista del servizio dal cimitero di Lecco, la donna sado-maso dell’Innominato, la giornalista-agnello del servizio “Mixer” sulla conversione dell’Innominato-lupo

Solenghi: Pinocchio, Zorro, Lucìo, la mamma di Renzo, Cristoforo Colombo, il padre guardiano del convento

Lopez: Andreotti, la monaca di Ponza, il papà di Renzo, il commissario Clouson (la “Pantera Rosa”), il cantante metal del convento, il dottore direttore del Lazzaretto, Gullit

[2] SATIRA DI COSTUME: Stanlio e Ollio, musica dance, spogliarello e videogame nel convento di Monza, Telenovela alla Beautiful, con intreccio scarno e incapacità recitativa, nonché mediocrità nelle riprese, Renzo con l’autoradio sottobraccio, preghiera a S. Siro, film western, serenata a Lucia, clonazione, uso del telefono, Innominato/Padrino, automobile Dyane degli sposi con barattoli, chiusura con bouquet finale a mo’ di filmino del matrimonio, musica leggera alla Gianni Morandi, Miss Italia, processioni religiose che finiscono in  cori da stadio, servizi giornalistici e scoop, musica rock ’n’ roll alla Little Tony, ballo di corte, Lager nazisti, narratore dentro l’armadio (riferimento alla voce narrante), Lucia “santa” con la coroncina di luci intermittenti in testa,  la giornalista dal cimitero (lavoratrice/ donna > lavatrice nei loculi!!!), cena intima tra Manzoni e Renzo (riferimento alla predilezione che Manzoni mostra per  Renzo nel romanzo, facendolo crescere e maturare…), uso-abuso di chiamare i carabinieri (sorella di Bella Figheira, Perpetua), “urletti” di Lucia, satira sui concerti (We are the world a fine sceneggiato), manie delle donne (Lucia che stende il bucato nel confessionale e lo pulisce con cura), tecniche ricostruttive (labbra siliconate e seni sempre  in  eccessiva e morbosa evidenza), incipit serioso che diventa comico (il pescatore che cade ripetutamente dalla barca), la Provvidenza (chiamata “sponsor”),  la maratona (Renzo), la pubblicità di Renzo e Lucia (creme contro l’acne e mobilio per gli sposi), sindacati (Renzo si improvvisa sindacalista alla filanda)…

SATIRA PERSONALE: Wanna Marchi, Little Tony, Enzo Jannacci, Pippo Baudo/Pennellone, Tenente Colombo, Ozzie Osbourne (o simili dell’hard rock/ heavy- metal),  sketch di Franca Valeri al telefono rifatto dalla Marchesini

SATIRA POLITICA: Andreotti, Licio Gelli, Calvi (questi ultimi due solo citati nell’intervista dell’Innominato)

Lettera a un bambino mai nato

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Bellissimo libro sulla maternità e sulle difficoltà (fisiche ma anche e soprattutto sociali) ad essa collegate. Lungo ma essenziale monologo di una donna che si rivolge al proprio feto, con il quale cerca di mettersi “in contatto” (psicologico, piuttosto che fisico…).

C’è chi lo ha definito un libro sessista, in quanto SFACCIATAMENTE riservato alle donne- e neppure a tutte. Probabilmente lo è, ma resta comunque un prezioso documento dello sconvolgimento ormonale e psicologico che la maternità comporta nelle donne.

Alcuni pensieri su tutti:

1) “Temo che dovrai abituarti a simili cose. Nel mondo in cui ti accingi ad entrare, e malgrado i discorsi sui tempi che mutano, una donna che aspetta un figlio senza essere sposata è vista il più delle volte come una irresponsabile. Nel migliore dei casi, come una stravagante, una provocatrice. O un’eroina. Mai una mamma uguale alle altre”.

2) “Se nascerai uomo, ad esempio, non dovrai temere d’essere violentato nel buio di una strada. Non dovrai servirti di un bel viso per essere accettato al primo sguardo, di un bel corpo per nascondere la tua intelligenza. Non subirai giudizi malvagi quando dormirai con chi ti piace”.

Pubblicato tanti anni fa, d’accordo.

Ma siamo proprio sicuri che sia cambiato poi così tanto?

Piccolo ricordo professionale: ho proposto talora la lettura di questo libro spettacolare ai miei alunni. La risposta in genere è stata “neutra”. Solo uan volta ricordo di aver avuto un commento deciso: “Prof., non è che sia brutto, ma mi sembra troppo pesante per ragazzi della mia età”. Le sue parole mi hanno fatto riflettere: effettivamente gli adolescenti NON hanno ancora vivo il senso della maternità/paternità, quindi non ne possono godere appieno il messaggio. Fantastico l’insegnamento: si raddrizza il tiro insieme, docenti e discenti!

Un saluto alla classe la cui studentessa mi ha fatto questa preziosa osservazione, il VE linguistico del liceo classico sperimentale Brocca di qualche anno fa! Mitici ragazzi!

latineloqui69