“Francesco, c’hai quasi trent’anni: ma quand’è che cresci?”

IMG_2036

“Generazione 1000 euro” è un film del 2009 diretto da Massimo Venier tratto dal romanzo omonimo di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, con protagonisti Alessandro Tiberi, Valentina Lodovini, Carolina Crescentini, Francesca Inaudi, Francesco Mandelli, ma anche Paolo Villaggio.

Matteo (Tiberi) è un matematico con un curriculum ricco, tra cui un dottorato ed un master in calcolo scientifico e che desidera una posizione nel dipartimento dove ha studiato. Nell’infinita attesa del agognato concorso, senza alcun aiuto del suo mentore universitario che lo continua a sfruttare, è costretto ad un degradante lavoro nel reparto marketing di una insulsa azienda del settore, inoltre divide l’appartamento col suo migliore amico Francesco (Mandelli), superficiale ed infantile ma di buon cuore, appassionato di cinema e videogiochi. La vita dei due giovani viene sconvolta e rivoluzionata dall’arrivo di Angelica (Crescentini) avvenente nuova direttrice dell’azienda di Matteo, e della nuova coinquilina Beatrice (la tanto brava quanto bella Lodovini), una insegnante precaria, agli antipodi di Angelica come carattere e moralità. In breve tempo, una serie di eventi si abbatte su Matteo: viene lasciato dalla fidanzata Valentina (Inaudi) una dottoressa fredda ed assente; sfrattato e a rischio licenziamento, viene obbligato a prendere delle decisioni drastiche pur di garantirsi la sua sopravvivenza a scapito di tutti i sacrifici fatti negli studi, ma che permetteranno di proseguire la relazione intrapresa.

Due considerazioni: la prima è che nel 2009 non conoscevo né Tiberi (che ho apprezzaro in qualche fiction più recente…) né Mandelli, che invece sono dei geni della caratterizzazione e della sana comicità demenziale. La seconda è che fa un certo effetto vedere persone che usano il cellulare di vecchia generazione, mandano SMS senza vedere le spunte di whatsapp della consegna. Ma non immaginate una commedia con sole risate demenziali! C’è anche tanto posto per riflessioni sociali, esistenziali. La più bella: “Questa è l’unica epoca della storia in cui i figli stanno peggio dei padri”. Oppure: “Non si dice esperto di matermatica, ma cultore della materia. È una formula che usano all’università per non pagarti”. E c’è posto anche per l’incipit della Prima bucolica di Virgilio letta in metrica: “Tìtyre, tù patulaè recubàns sub tègmine fàgi,/ sìlvestrèm tenuì Musàm meditàris avèna”. Durante una lezione di latino in piena regola! Musica per le mie orecchie!

Ma perché ci ho messo così tanto a sapere che esisteva un film così bello?

(dati essenziali della trama tratti da wikipedia.org)