Letteratura in pillole,

per la riflessione del giorno: 

UN VIAGGIO DI RITORNO per mare

UN VIAGGIO DI RITORNO per mare

 

Quest’estate sono sceso all’albergo dell’Angelo sulla piazza del paese, dove più nessuno mi conosceva, tanto sono grand’e grosso. Neanch’io in paese conoscevo nessuno, ai miei tempi ci si veniva di rado. Si viveva sulla strada, per le rive, nelle aie. Il paese è molto in su nella valle, l’acqua del Belbo passa davanti alla chiesa mezz’ora prima di allagarsi sotto le mie colline

(Cesare Pavese, La luna e i falò).

“Il mare era nero, invernale, ed in piedi sull’alto ponte, quell’altipiano, mi riconobbi di nuovo ragazzo prendere il vento, divorare il mare verso l’una o l’altra delle due coste con quelle macerie, nel mattino piovoso, città, paesi, ammucchiati ai piedi. Faceva freddo e mio riconobbi ragazzo, avere freddo eppure restare ostinato a picco sulla costa e sul mare”

(Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia).

 “…E che pensieri immensi, che dolci sogni mi spirò la vista di quel lontano mar, quei monti azzurri, che di qua scopro, e che varcare un giorno mi pensava, arcani mondi, arcana felicità fingendo al viver mio!”

(G. Leopardi, Le ricordanze, 1829, in Canti, 1831).

“Ma  riaddotti dai viottoli alla casa sul mare, al chiuso asilo della nostra stupida fanciullezza, rapido rispondeva a ogni moto dell’anima un consenso  esterno, si vestivano di nomi le cose, il nostro mondo aveva un centro”

(E. Montale, Fine dell’infanzia, 1924, in Ossi di Seppia, 1925).