L’uomo e il cane

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L’uomo e il cane è un romanzo di Carlo Cassola pubblicato dalla casa editrice Rizzoli nel settembre del 1977. Il romanzo si è aggiudicato il premio Bagutta nel 1978.

Il racconto si apre nella Maremma fascista, con il protagonista del romanzo, il cane Jac, che ha una casa e un padrone, il mulattiere Alvaro, (che gli dà una ciotola di zuppa ma anche botte e catena). Abbandonato perché ritenuto “una bocca in più da sfamare”, vagabonda solitario e ansioso lungo la campagna toscana e incontra altri animali: cani da guardia che gli ringhiano addosso, ricci e talpe di cui si nutre, il gatto Tommaso con il quale stringe una provvisoria amicizia. Jack, nella ricerca disperata di nuovi padroni, incontra anche degli uomini: due anziani coniugi che lo scambiano per il loro cane rapito dagli zingari, alcuni braccianti seduti sull’argine che mangiano e fumano, la contadina Grazia che gli si affeziona e alla fine il mulattiere Danilo che lo lega ad un palo e lo lascia morire crudelmente di fame sotto il sole.

Bello ma angosciante nella conclusione. Abbastanza trasparente la metafora  della condizione umana, del bisogno avvertito anche dall’uomo di cercarsi un padrone, di affidarsi e credere in un capo «infallibile che lo angarierà in tutti i modi».

Unico difetto: libro uscito di produzione da un decennio. Perfortuna il web ci mette a disposizione il suo PDF!

« I cani, se lo vuoi sapere, aspirano tutti ad avere un padrone. Cani che amino la libertà più del padrone non se ne sono ancora visti. Anche se il padrone fa fare loro una cattiva sorte. »
(L’uomo e il cane )

Il vecchio e il mare

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Il vecchio e il mare è un romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway pubblicato per la prima volta nel 1952, per il quale Hemingway ricevette il premio Pulitzer nel 1953 e il premio Nobel nel 1954.

Ambientato a Cuba, il romanzo inizialmente parla di un vecchio chiamato Santiago che pescava da solo su una barca a vela nella corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo di nome Manolin, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo aveva ubbidito andando in un’altra barca dove prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all’albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand’era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne. Manolin continua comunque ad avere fiducia nel vecchio che considera suo maestro oltre che amico. Santiago decide di prendere il mare da solo, riuscendo a far abboccare all’esca un gigantesco pesce vela, lungo mezzo metro in più della sua barca, che lo trascina per tre giorni e tre notti, durante i quali Santiago si mantiene mangiando altri pesci pescati e fa molte riflessioni sulla vita e sulla pesca. Alla fine, dopo numerosi sacrifici, il Vecchio riesce ad uccidere e legare il pesce tenendolo in acqua ma il suo rientro al porto è molto sofferto a causa degli squali che gli divoreranno tutto il pesce vela bianco, lasciandolo sfinito e sconfortato. Giunto alla sua capanna, Manolin corre subito a prestargli soccorso e a prendergli un caffè; dichiara inoltre che d’ora in avanti torneranno a pescare insieme, risollevando il morale a Santiago.

Tra i temi affrontati dal libro, quelli che acquistano maggiore importanza ed evidenza sono la solitudine e il rapporto uomo-natura.

Affascinante la figura del testardo pescatore e la sua filosofia di vita. Paradigmatico il rapporto tra il vecchio e il giovane, sostegno l’uno dell’altro vicendevolmente. Bellissimo il messaggio lanciato, sempre attuale.

ll vecchio e il mare è anche un film del 1958, diretto da John Sturges, che però non ho mai avuto occasione di vedere…

 “L’uomo non è fatto per la sconfitta. Un uomo può essere distrutto, ma non sconfitto” è la frase che il vecchio pescatore in uno dei momenti per lui più difficili dice a se stesso ed è la sintesi della riflessione sul coraggio. Un mantra anche per noi contemporanei!

(Liberamente tratto da Wikipedia, l’enciclopedia libera).

latineloqui69