La gabbianella e il gatto

“Ha perso la rima: è diventata una poesia per grandi” (Luis Sepulveda)

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Ho visto e rivisto questo film con i  miei figli per tanti anni. La scomparsa improvvisa del grandissimo poeta cileno Luis Sepúlveda qualche settimana fa a causa del maledetto Covid-19 mi ha fatto venire la voglia di rivederlo di nuovo. La reclusione cui siamo costretti dalla pandemia è stata complice di questa bellissima idea. Ed è proprio vero che più volte vedi un film più messaggi, specificità, caratteristiche ne scopri!

 

La gabbianella e il gatto è un film d’animazione italiano del lontano 1998 realizzato da Cecchi Gori Group e diretto da Enzo D’Alò, basato sul romanzo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepúlveda.

Un film di una tenerezza infinita sul concetto di maternità, sula crescita, sull’inquinamento e sui disastri ambientali. Unico elemento ripugnante: i ratti. Non sono topolini, ma sono pantegane! Orrendi, con gli occhi rossi, grossi come gatti, riescono ad infestare un’intera città e a metter paura a cani e gatti!

Protagonisti,  il gattone Zorba (come Zorba il Greco? Forse…), Fortunata, una gabbianella tenerissima che cede di essere una gattina, visto che ha per madre Zorba, ma soprattutto Kengah, una giovane gabbiana con in grembo il suo primo uovo,che un giorno, durante un bel volo spensierato, immergendosi per prendere dei pesci, finisce bloccata nel petrolio. Con molta fatica, riesce a tornare in superficie, spiccando il volo, finché, esausta, precipita nel giardino della casa di Zorba. In punto di morte, decide di usare le sue ultime forze per deporre l’uovo e strappa tre promesse a Zorba: non deve mangiare l’uovo, deve averne cura finché non si schiuderà e deve insegnare al nascituro a volare. Zorba, commosso, accetta senza pensare a cosa va incontro e chiede consiglio ai suoi amici. Dopo essersi informati sull’enciclopedia di Diderot, i gatti decidono di usare della benzina per pulire la gabbiana, ma purtroppo, una volta ritornati sul posto dopo essersi procurati la benzina con uno stratagemma, Kengah è già morta dopo aver deposto l’uovo. Zorba accetta le sue responsabilità verso l’uovo e, quando gli amici gli dicono che l’uovo deve essere covato per venti giorni, inizia a rimanere sempre a casa per occuparsi dell’uovo, suscitando perplessità negli altri gatti.Quando l’uovo si schiude, ne nasce una gabbianella, che viene battezzata Fortunata (Fifì) dai gatti, perché è la condizione in cui si è trovata, avendo avuto la fortuna di ritrovarsi sotto la loro protezione. La piccola Fifì si trova in una situazione difficile: dovrà imparare a conoscersi e capire di non essere un gatto pur vivendo tra gatti.

Insomma, un piccolo capolavoro del cinema nostrano, che non ha nulla da invidiare a quello giapponese o a quello americano… Non a caso, il film, che nell’anno di sucita incassò ben incassò oltre 12 miliardi di lire, procurò  nel 1999 a Enzo D’Alò il Nastro d’argento speciale per un film d’animazione prodotto in Italia.  Quando vogliamo, riusciamo a realizzare davvero dei bei capolavori! Questo film ne è una prova tangibile!

Con le voci di CARLO VERDONE per Zorba e ANTONIO ALBANESE per il Grande Topo, Ivana Spagna per il cantato di Kengah, Luis Sepulveda in persona per il Poeta protagonista delle prime scene e non solo…

Quando io grande schermo si fa portavoce di messaggi belli… ♥

(Trama generale e immagine tratti da Wikipedia.org)
La gabbianella e il gattoultima modifica: 2020-05-19T23:28:06+02:00da latineloqui69
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