Per questo mi chiamo Giovanni

 

Eravamo arrivati davanti a una specie di sasso bianco, posto al centro del prato. Sul sasso c’era scritto: “Con gratitudine e riconoscenza. Qui nacque Giovanni Falcone, 20 maggio 1939”.

 Innanzitutto il dato autobiografico, che su un blog è sempre essenziale: ho avuto questo libro tra le mani in maniera del tutto casuale, in una recente giornata di lezione ordinaria. Stavo ritirando i compiti per casa ai miei studenti di primo liceo, ai quali avevo assegnato dei temi. Una di loro (che qui chiameremo Valeria) mi consegna, insieme all’elaborato, il libro che è stato per lei lo spunto di partenza. Le dico che conosco quel libro solo parzialmente, in quanto, dopo averne letto l’anteprima su un mio ebook reader, l’avevo messo nella lista dei libri da comprare (ben nutrita, come potete immaginare…). La mia studentessa me lo presenta come un libro bello e toccante che ha letto alle scuole medie e mi invita a leggerlo quanto prima, prestandomi il suo.

Il gesto è di quelli significativi, che difficilmente si dimenticano nella nostra “vita da prof.”. ANCHE per questo l’ho “divorato”, come si dice in questi casi.

E ora passiamo al libro in sé…

“Una giornata insieme, dal mattino alle sera, era il miglior giocattolo che papà potesse regalarmi per il mio compleanno”

La storia è intimamente toccante e narratologicamente ben impostata, oltre che linguisticamente e sintatticamente molto ben scritta. Parla di Giovanni, un bambino qualsiasi di Palermo, che per il suo decimo compleanno, riceve dal  papà un regalo simbolico e speciale:  una giornata insieme, in giro, una sorta di gita fuori porta, finalizzata a spiegargli -nel posto giusto e al momento giusto- come mai, di tutti i nomi possibili, i suoi genitori hanno scelto proprio Giovanni. Tappa dopo tappa, padre e figlio esplorano Palermo a partire dal centro caotico e pieno di gente per arrivare precisamente  a via Castrofilippo (ad un civico n°1 che non c’è più…)  e arrivano infine al bivio per Capaci, dove la storia arriva alla sua Spannung. In quel giorno speciale e in quel contesto “importante”  Giovanni capisce che il papà non parla di cose astratte: la mafia (il “Mostro”) c’è anche a scuola, nelle piccole prepotenze dei compagni di classe, ed è una nemica da combattere subito, senza aspettare di diventare grandi. Anche se ti chiede di fare delle scelte e subirne le conseguenze.

Arricchiscono il libro una  prefazione di Maria Falcone e un’intervista all’autore, entrambe molto significative e toccanti.

Secondo una recensione del web il libro è adatto a bambini dell’età di 8 anni. Sicuramente si tratta di un libro che SI PRESTA ad una lettura di alunni di primaria/ secondaria di I grado, ma questo NON lo rende un “libro per piccoli”! Tutt’altro! È fruibilissimo a qualsiasi età (vista la mia…), anzi direi che ad una certa età diventa più emozionante! Emerge a tutto tondo la figura dell’eroe: è un Eroe  (con l’iniziale maiuscola) Giovanni (Falcone, intendo), ma è un eroe anche il papà del bambino Giovanni e lo è  (a suo modo) anche  lo stesso bambino Giovanni!

Insomma, una storia che va dritta al cuore! IM-PER-DI-BI-LE!

giovanni

L’autore, Luigi Garlando, giornalista de «La Gazzetta dello Sport», da anni scrive libri per adulti e per ragazzi.

Con “Il Battello a Vapore” (i genitori conoscono benissimo questa preziosa “serie”, specificamente dedicata ad alunni in età scolare…) ha pubblicato Mio papà scrive la guerra – vincitore del Premio Cento 2005 – e, nella serie Arancio, Da grande farò il calciatore e La vita è una bomba!  Il conosciutissimo GOL! è diventata una delle serie di maggior successo.  Con L’estate che conobbi il Che (per Rizzoli) ha vinto il Premio Strega “Ragazze e Ragazzi 2017”; nello stesso anno per “Il Battello a Vapore” ha pubblicato Mister Napoleone e nel 2018 per Mondadori Il mestiere più bello del mondo: faccio il giornalista.

 latineloqui69

Per questo mi chiamo Giovanniultima modifica: 2018-12-01T12:03:27+01:00da latineloqui69
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