Troy


«L’uomo è ossessionato dalla dimensione dell’eternità e per questo si chiede: “Le mie azioni riecheggeranno nei secoli a venire?” Gli altri, in gran parte, sentono pronunciare i nostri nomi quando siamo già morti da tempo e si chiedono chi siamo stati, con quanto valore ci siamo battuti, con quanto ardore abbiamo amato.» (Odisseo, Incipit del film)

Troy è un film del 2004 diretto da Wolfgang Petersen (celeberrimo regista tedesco a cui si devono, tra gli altri, capolavori come “La storia infinita”, “U-Boot 96”, “Air Force One” e “La tempesta perfetta”). Un cast eccezionale, con Brad Pitt (Achille), Orlando Bloom (Paride), Eric Bana (Ettore), Diane Cruger (Elena), Brian Cox (Agamennone), Sean Bean (Odisseo), Peter O’ Tool (Priamo), Brendan Greeson (Menelao), Rose Byrne (Briseide), Safforn Burrows (Andromaca), Garrett Hedlund (Patroclo) e altri.

Colossal epico, liberamente basato sul primo dei due poemi omerici, l’Iliade, narra il rapimento di Elena, la guerra di Troia e soprattutto il mito di Achille.

Il contesto storico è quello del 1250 a.C. circa, quando Agamennone è re di tutte le città-stato della Grecia, grandi e piccole. Solo la potente città di Troia, conosciuta per le sue potenti mura difensive erette dagli dei, è rimasta inviolata.

Il film incomincia con una lotta fra l’esercito di Micene guidato da Agamennone e l’esercito della Tessaglia guidato da Triopa, schierati l’uno contro l’altro in una piana. Per risparmiare la vita dei propri uomini, i due re mettono in campo i loro migliori guerrieri. Contro l’enorme campione della Tessaglia Boagrius (un vero gigante dal volto segnato da cicatrici), Agamennone schiera Achille, sovrano di Ftia e capo dei Mirmidoni, che vince con grande facilità. Palese è comunque l’insofferenza che Achille manifesta verso Agamennone. Questa, infatti. è secondo me la scena che rappresenta appieno il senso del film, incentrato, come il notissimo e ineguagliabile modello di riferimento, sull’ira di Achille e sul suo odio per Agamennone.

Attenzione, però: il film si intitola Troy, quasi a mo’ di calco inglese del titolo del poema omerico (Iliade= poema di Ilio, Troia), ma NON va assolutamente inteso come la sua trasposizione cinematografica! Esso, infatti, alla sua uscita ricevette perlopiù critiche negative, causate principalmente dal fatto che in esso vi sono delle evidenti differenze rispetto all’opera originale.

Alcune non sono semplici differenze, ma addirittura stravolgimenti del mito. Segnalo di seguito solo le più lapalissiane.

  1. Menelao che muore durante la guerra di Troia (quindi non sarebbe mai tornato a Lacedemone e quindi non sarebbe mai raggiunto da Telemaco durante la “Telemachia” narrata nei primi 4 libri dell’Odissea);
  2. Agamennone che viene ucciso in guerra dalla coraggiosa schiava Briseide (quindi non sarebbe mai tornato nella sua città, non sarebbe mai stato ucciso dalla moglie Clitemnestra e dall’amante Egisto, e non avrebbe mai dato luogo a quella catena di uccisioni che finirà con il matricidio di Oreste, tutti eventi che fornirono abbondante materia a varie tragedie di famosissimi tragediografi);
  3. Achille che sarebbe morto durante l’assedio di Troia colpito da Paride nel suo unico punto debole, il tallone (fatto, questo, ipotizzato dalle varie versioni sul mito, ma non raccontato da Omero nella sua Iliade, che si chiude con i funerali di Ettore, quindi molto prima rispetto alla trama del film);
  4. il fatto che Briseide sia una sorta di “sovrapposizione” delle omeriche Briseide e Criseide (di quest’ultima nell’opera di Petersen non c’è menzione alcuna) e che si insista particolarmente sulla storia d’amore tra lei e Achille, vero fil rouge della seconda parte del film;
  5. la peste mandata da Apollo sull’accampamento acheo (che nel capolavoro omerico è per forza di cose contestualizzata all’inizio, come conseguenza del rapimento di Criseide, figlia di Crise sacerdote di Apollo)  presentata én passant quasi alla fine del film, come conseguenza della razzia nel tempio di Apollo e del successivo rapimento di Briseide, nel momento dell’apparizione del celeberrimo cavallo di legno (altro “dettaglio” della storia non presente nell’Iliade, bensì in altri poemi del ciclo, nell’Odissea e nell’Eneide virgiliana);
  6. l’ira di Achille che, in conseguenza del punto precedente, ha tutt’altra origine: è dovuta ad una rivalità tra due grandi condottieri che si trasforma in odio piuttosto che ad una conseguenza di un’imposizione divina (Apollo che ordina la restituzione di Criseide, Agamennone che deve cedere, ma per non rimanere “indonato” si fa consegnare da Achille la “sua” Briseide). A questo punto non si tratta più neanche di una μῆνις (ira di origine divina) ma di un χόλος (ira di origine umana, cfr il termine “colite”), come ben sanno coloro che studiano l’Iliade ANCHE da un punto di vista grammaticale, stilistico e lessicale;
  7. il  fatto che durante le battaglie e i duelli a singolar tenzone i guerrieri muoiano spessissimo trafitti attraverso la corazza, laddove essa era pressoché impenetrabile…

Queste e varie altre “storture” non tornano in questo film, che tuttavia resta un colossal anche per alcune scelte fatte dal regista tedesco, che da anni lavora stabilmente negli Stati Uniti, dove le indubbie capacità tecniche e narrative gli hanno spalancato i cancelli di Hollywood: cimentatosi in generi molto diversi (film di guerra, fantasy, fantascienza,  thriller e  film d’azione), ha sempre evidenziato la capacità di creare immagini molto spettacolari: questo si nota in TUTTE le ambientazioni del presente film, nelle scene di guerra, nelle ricostruzioni ambientali storiche. Eppure, ci sono delle specificità a mio avviso ancora più rilevanti: ante omnia, il fatto che il film più che una “Iliade” sembri una “Achilleide” di staziana memoria, visto che è incentrata sul personaggio di Achille, NON tanto sulla guerra di Troia in sé: questa sembra essere un episodio accessorio, un contesto che permette al bellissimo e biondissimo Pelìde di spiccare e di attirare la nostra attenzione: è per lui che ci batte il cuore, per lui e il bellissimo rapporto con Patroclo, per lui e la tormentata storia d’amore con Briseide (anche se qui eccessivamente romanzata), per lui e la sua morte “assurda”, causata dal meno valoroso dei combattenti sotto Troia, Paride, il vero responsabile di quell’eccidio assurdo. Lui e la sua folle infatuazione per la bionda Elena! 🙁

E in effetti, sempre da Achille sono stati attirati tutti i miei studenti di ogni ciclo scolastico a partire dal 2004: ogni volta che arriviamo allo studio dell’Iliade la loro domanda è sempre la stessa: “Prof., ma lei ha visto Troy?”. Mi ha sempre incuriosito il senso di quel “ma” e l’ho sempre attribuito alla grande capacità espressiva degli adolescenti, che con una semplice congiunzione (qui usata quasi come un’interiezione…) rappresentano appieno l’enorme differenza tra quel colossal e il modello greco, che loro sanno che io amo in modo viscerale, tra quello che loro amano (un film con un meraviglioso Brad Pitt) e quello che amo io (la lettura in metrica dei due capolavori omerici). Un monosillabo che sintetizza perfettamente la polarità di due posizioni, solo apparentemente inconciliabili! 😉

Ultima, ma non ultima, un’osservazione totalmente personale, una “chicca” da prof di lettere: secondo me non va sottovalutata l’importanza rilevante che il regista attribuisce ad Odisseo, il Laerziade, che spicca accanto ai “grandi” Agamennone, Achille e Menalo molto più di quanto Omero gli “conceda” di fare nella sua Iliade. Forse perché il regista in questo modo ha pensato di “fondere” i due poemi omerici (o meglio, tutti i poemi del ciclo, visto che la trama “sconfina” sin alla Piccola Iliade e all’Iliupersis, mettendoci in scena persino Enea che scappa con il vecchio padre Anchise sulle spalle…)? Sarà per questo che sia l’incipit che l’explicit del film sono pronunciati da lui, che rimane per tutto il film quasi come una latente voce narrante, un occhio da osservatore implicato e contemporaneamente esterno?

Ecco, questo secondo me è il tocco più geniale del film americano, che, nonostante tutto, mi piacque alla prima visione e mi è piaciuto rivedere qualche giorno fa,  durante un pomeriggio di forzata permanenza in casa a causa della “Zona rossa” dei giorni di Pasqua 2021, che ricorderemo vita natural durante…

Achille in una scena del film

Achille in una scena del film

«Se mai si racconterà la mia storia, si dica che ho camminato coi giganti. Gli uomini sorgono e cadono come grano invernale, ma questi nomi non periranno mai. Si dica che ho vissuto al tempo di Ettore, domatore di cavalli. Si dica che ho vissuto al tempo di Achille.» (Odisseo, explicit del film)

(dati essenziali del film e citazioni tratti da wikipedia.org)

Troyultima modifica: 2021-04-08T00:28:52+02:00da latineloqui69
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