Liberi sognatori

Colpevoli dei reati a loro ascritti!” 

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“Liberi sognatori” è una serie di quattro film per la televisione che raccontano le storie delle vittime di mafia Libero Grassi, Mario Francese, Renata Fonte ed Emanuela Loi. Quattro persone non nate per essere eroi, ma diventate eroi loro malgrado…

Cominciamo col dire che l’idea di costruire una serie con 4 episodi autoconclusivi è davvero una genialata. All’inizio si resta perplessi: non ci si aspetta un secondo titolo dopo il titolo d’inizio… Alla fine del primo episodio, poi, nel momento in cui clicchiamo “Prosegui al prossimo episodio” ci rendiamo conto della stranezza della situazione: il film precedente è realmente finito, non esiste un seguito. Eppure esiste un fil rouge che lega tutti gli episodi tra loro.

Si comincia con “A testa alta – Libero Grassi”, diretto da Graziano Diana e scritto da Pietro Valsecchi e Graziano Diana. Interprete principale la “certezza” Giorgio Tirabassi (già  bravissimo nei panni del compianto Paolo Borsellino). Accanto a lei Michela Cescon, la fortissima moglie di Libero, orgogliosissima del marito. Siamo nel 1990. L’imprenditore tessile Libero Grassi si trasferisce con la sua fabbrica, la SIGMA, in un quartiere di Palermo controllato dai famigliari di Francesco Madonia, boss di Resuttana che si trova rinchiuso all’Ucciardone. Dopo aver rifiutato con fermezza di pagare il pizzo al clan, riceve diverse minacce e viene ostacolato in ogni modo. Nonostante ciò Grassi non si ferma: denuncia pubblicamente le pressioni sul Giornale di Sicilia e in tv da Michele Santoro a Samarcanda. È l’inizio della sua condanna a morte. Ma Libero non ha paura, anzi. Per questo rifiuta persino la scorta, quando gliela offrono, pur sapendo a cosa va incontro.
Il secondo episodio è “Delitto di mafia – Mario Francese”, diretto da Michele Alhaique e scritto da Claudio Fava e Pietro Valsecchi.  Un cast d’eccezione, formato da Marco Bocci (Giuseppe Francese), Claudio Gioè (Mario Francese), Romina Mondello (Maria Francese), Orlando Cinque (Giulio Francese), Luigi Maria Burruano (Domenico Di Marco) e altri.
All’inizio del film siamo a Palermo, nel 1979. Mario Francese, giornalista che scrive di mafia, viene ucciso sotto casa mentre il figlio Giuseppe di 12 anni lo sta aspettando per fargli leggere il suo primo articolo.
Poi ci si sposta a 20 anni dopo. Giuseppe, diventato archivista in Regione, riceve una strana chiamata e una lettera sul motivo dell’uccisione di suo padre: incontra così il vecchio mafioso Domenico Di Marco che gli racconta che il padre dava fastidio al corleonese Totò Riina. Inizia così a rileggersi gli articoli del padre e, insieme al fratello Giulio, chiede che venga riaperta l’indagine ma per questo servono nuovi elementi. Mario Francese stava indagando sui ricchi appalti per la diga della valle del Belice e aveva scoperto che la ditta che si stava comprando quei terreni apparteneva per mezzo di un prestanome a Riina. Il processo gli dà ragione. La vittoria è piena. Eppure la conclusione del film è tragica, assurda, apparentemente immotivata. Solo la tenerezza della scena finale ce ne dà in qualche modo una ragione…

Terzo episodio “Una donna contro tutti – Renata Fonte”, diretto da Fabio Mollo e scritto da Pietro Valsecchi e Moniza Zapelli. Protagonista la bravissima Cristiana Capotondi (Renata Fonte), accanto alla quale, tra gli altri, spiccano Giorgio Marchesi (Attilio Matrangola) e Peppino Mazzotta (notissimo per essere la spalla di Zingaretti ne “Il commissario Montalbano” ).
Siamo a Nardò, nel 1982. Alle elezioni comunali Renata Fonte è candidata per il Partito Repubblicano Italiano e al riconteggio dei voti supera il collega di partito Antonio Spagnolo che si stava spendendo molto per la costruzione di un villaggio turistico nell’area del parco di Porto Selvaggio. Viene nominata assessore alla cultura ed alla pubblica istruzione e come membro della commissione urbanistica si mette di traverso alla realizzazione del villaggio facendo bloccare le concessioni edilizie. Proprio per la sua intraprendenza e il suo coraggio il 31 marzo 1984 la Fonte viene ammazzata sotto casa. Eppure, grazie al suo sacrificio la bellezza di Porto Selvaggio rimarrà intatta perché il villaggio non verrà mai costruito. Perché NON è vero che “il turismo qualche sacrificio alla bellezza lo richiede”.

Quarto episodio “La scorta di Borsellino – Emanuela Loi”, diretto da Stefano Mordini e scritto da Pietro Valsecchi e Graziano Diana. E qui mi fermo: sulla piattaforma che mi “offriva” la visione della serie questo film, uscito in prima visione sulla Mediaset nel 1998 come gli altri tre, mancava per motivi a me sconosciuti…

Lo cercherò da qualche altra parte per completare la tetralogia.

(dati essenziali della trama tratti da wikipedia.org)

Liberi sognatoriultima modifica: 2021-03-04T23:47:59+01:00da latineloqui69
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