Il violino di Auschwitz

violino“Diventai un emblema della Shoah, il testimone di una vita spezzata”

 

Il bellissimo libro di Anna Lavatelli è chiaramente destinato ai bambini (le recensioni su Internet lo “etichettano” come “da 8 anni”) e la cosa si nota sin da subito grazie all’impaginazione particolare, al registro linguistico semplice e chiaro, alla preziosa presenza di disegni .

Anche l’impostazione narrativa è molto originale e coinvolgente: troviamo infatti narratore interno e focalizzazione interna. Chi racconta è nientemeno che un violino, un Collin-Mézin di alto pregio, che mostra di avere la sensibilità e la delicatezza di un essere umano…  Eva Maria (teneramente chiamata “la mia Cicci” nel libro) ha tutto ciò che una ragazza possa desiderare: una vita bella e agiata, una famiglia che le vuole bene, tanti amici e una grande passione per la musica. Ma è ebrea e durante la guerra tutto cambia. Le rimarrà solo il suo violino, da cui non si separerà a nessun costo. Sarà proprio lui a raccontare, dopo un lungo silenzio, la lenta discesa di Cicci verso l’inferno del campo di concentramento di Auschwitz, dove sarà costretta a suonare per le SS. Sì, perché per quanto possa sembrare strano “Le SS ascoltavano in silenzio assoluto, appagate. Non trovavano fuori luogo ascoltare musica suonata da quegli stessi ebrei che volevano cancellare dalla faccia della terra. E perfino applaudivano. Come fossero a teatro”. Scoprirà quindi che la musica – anche in quel contesto di reclusione e morte certa- può rendere liberi (“Der” Musik macht frei, come le scrive in un biglietto segreto il fratello Enzo) e, dopo essere stata traferita nella baracca delle musiciste a Birkenau, vivrà in modo meno opprimente la sopravvivenza nell’inferno di Auschwitz. Almeno finché non le sarà strappato il violino, l’unico elemento capace di tenerla in vita. Per questo motivo morirà il 6 giugno 1944.

A conferma dell’importanza della musica nella vita umana, l’impostazione del libro segue una terminologia particolare: i capitoli si intitolano “recitativo”, “adagio/delicato”, “sostenuto”, “agitato”, “patetico/lacrimoso”, “angoscioso”, “grave”, pesante”, “adagio/ calando”, “disperato”, “triste/lento”, “semplice”, “energico/trionfale”, riprendendo le scritte poste all’inizio dei brani musicali, che dicono al musicista come deve suonare, quale emozione deve comunicare a chi ascolta”. A voi potenziali lettori, ora, scoprire l’esatta corrispondenza tra i termini succitati e l’andamento della narrazione.

In ogni caso, non fatevi fuorviare: un libro “per bambini” può lasciare molto anche a lettori più avanti con l’età! Io l’ho trovato delicato, bello e prezioso!

Il violino di Auschwitzultima modifica: 2020-09-23T18:53:18+02:00da latineloqui69
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