Il postino di Neruda

BA39F19B-F2B9-461C-A9D3-DF9177BEBBFA-1247-0000027F386543CB

 

Cercati un lavoro”: e lui lo cerca e lo trova, imparando a fare il poeta da uno dei poeti più grandi di sempre! 

Uno di quei casi in cui la visione del film tratto da un libro ti fa da guida nella lettura. Dalle righe si dipanano come per magia le immagini che hai stampate nel tuo cuore, specialmente se -come la sottoscritta- hai visto e rivisto quel film, capolavoro del cinema mondiale e testamento spirituale di un attore e regista che adori, l’immortale Massimo Troisi.

E così ti immedesimi in lui e te lo immagini mentre -per creare il capolavoro che ha creato e non molto prima di “passare a miglior vita”, purtroppo…- legge, prende appunti, trae spunti, riprende personaggi, personalizza e adatta situazioni e luoghi, utilizza di peso scene icastiche.

E così tutto prende vita, a partire dalla bellissima affermazione del Prologo, “Si trattava di dare l’assalto all’isolamento marino di Pablo Neruda” … “alloggiato in un albergo di Isla Negra, spesato come un principe, automobile noleggiata alla Hertz, la sua Olivetti portatile in prestito”.

E poi “vedi” la bellissima figura di Beatriz Gonzales, che ai nostri occhi si materializza nella figura sensuale di Maria Grazia Cucinotta, ovviamente…

Per non parlare della figura del postino, Mario Yimenez, che per noi ha le fattezze di Troisi, la sua semplicità, la sua imbranataggine, il suo amore per la poesia. Da profano, dal nulla.  Per “disaffezione per le fatiche della pesca, che lo buttavano giù dal letto prima dell’alba”, ma anche per un nobile desiderio di migliorarsi decise di cambiare mestiere e di non seguire le orme del padre, il cui sarcasmo “gli penetrava nelle ossa”, quando, un giorno sì e uno no, cercava un motivo per non seguirlo sulla barca.

“-Cercati un lavoro,- era la frase semplice e feroce con cui l’uomo concludeva uno sguardo accusatore che riusciva a tenere fino a dieci minuti, e che mai comunque durò meno di cinque”.

E lui lo trova, quel lavoro, con l’aiuto di “un’allegra bicicletta marca Legnano” e con un pizzico di fortuna. Si trattava di fare il postino, a quanto diceva l’avviso scritto a mano sulla finestra dell’ufficio postale. Ma il postino per un solo cliente- gli fu detto dall’ufficiale postale quando si presentò per rispondere all’annuncio. Non era un problema. E non lo era neanche “pedalare con la borsa sulla schiena”, portando i chili di corrispondenza che il poeta cileno riceveva ogni giorno, non per un diciassettenne come lui, con una salute di ferro.

E qui -da bravi osservatori- notiamo la prima importante differenza con il magistrale film, perché Massimo nel suo “Il postino” non vestiva certo i panni di un diciassettenne, tantomeno con una salute di ferro, purtroppo…

E fu subito amore a prima vista, con quel lavoro così faticoso, visto che Mario “non solo si alzava all’alba fischiettando, il naso sgombro e gagliardo, ma aggrediva il suo compito con tanta puntualità che il vecchio funzionario Cosme gli affidò la chiave dell’ufficio”. Così con il primo stipendio, “pagato come si usa in Cile con un mese e mezzi di ritardo”, Mario si compra  una bottigla di vino, un biglietto d’ingresso al cinema, un pettine d’acciaio e “l’edizione Losada delle Odi elementari del suo cliente e vicino Pablo Neruda”. Sarà proprio quest’ultimo oggetto ad indicargli la via e a fargli da faro, facendolo innamorare della poesia e… delle metafore!

Il resto… a voi potenziali lettori!

Da non perdere!

Ma davvero!

 

 

 

 

 

Il postino di Nerudaultima modifica: 2019-06-30T19:31:06+02:00da latineloqui69
Reposta per primo quest’articolo