La passione ribelle

PASSIONE_RIBELLE

Perché l’informazione randomica NON è cultura metodica!

“Lo studio è sparito: Nessuno studia più. Se ne può fare a meno”: questo l’incipit, agghiacciante, del bellissimo libro di Paola Mastrocola, un saggio sulle tendenze della scuola e dello studio ai nostri giorni. Agghiacciante perché realistico, veristico, o meglio naturalistico, privo di mezzi termini e di spiegazioni edulcoranti. Al loro posto una descrizione DETTAGLIATA e VISSUTA delle condizioni  dello studio ai nostri giorni; sì, proprio lo studio, questo “sconosciuto”, del quale ormai “nessuno parla: è sparita la parola: i giornali, le tivù, i governi, le pubblicità, i ministri, i blog” non parlano più né di studio né- tanto meno-  di gente che studia; perché “non ci seduce. Non è cool (…). Oggi piuttosto si esibisce l’ignoranza, rende molto di più. È immediatamente un vantaggio sociale, un atout”. Semmai, quelli che contano ( i VIP, gli influencer ac similia) “si affannano a dire esattamente il contrario: più sono persone di successo, più raccontano che andavano malissimo a scuola e appena hanno potuto hanno smesso”. E ai nostri figli e agli adolescenti di tutto il mondo “piace da matti pensare che i grandi abbiano odiato lo studio (…). È come dire che il genio è sempre qualcosa di extra, di naturale e spontaneo, che viene dal nulla e c’è da sempre, e che l’impegno non c’entra nulla”. Nell’immaginario collettivo “chi studia è uno sfigato. E chi è bravo lo è perché ha una natura innata, spontanea”. Sicché, per una sorta di tacito patto, “se uno proprio non può fare a meno di prendere 9, almeno deve far finta che sia capitato per caso, che non l’abbia provocato, per esempio studiando”!. L’autrice parla quindi della morte lenta e irreversibile dello studio, termine dalla nobile origine (deriva dal latino STUDEO= mi dedico, mi applico, mi concentro su…) alla quale è dovere di chi ci tiene OPPORSI con tutte le forze. Sì, perché se si crede che l’istruzione è realmente la leva con la quale si può sollevare il mondo bisogna fare sì (in un modo o nell’altro) che lo studio non scompaia dalla faccia della terra! In che modo? Ad esempio facendo resistenza culturale, remando controcorrente, contribuendo a riempire il web di qualche input culturale, piccoli granelli di sabbia forse invisibili in mezzo al deserto di selfie giornalieri, facendo passare  in qualche modo il messaggio che “la contentezza di sé è un sentimento bellissimo” e si può essere contenti di sé non necessariamente pubblicando il  proprio selfie migliore, magari riveduto e corretto con decine di filtri, per ottenere il non plus ultra fotografico che la malattia del secolo (il narcisismo da web) ci impone, ma perfezionandosi interiormente. Ma purtroppo questo nobile fine non è facile da ottenere come la pubblicazione di una foto: richiede impegno (che parola triste!), costanza (che termine arcaico!), tempi lunghissimi (nell’era del “tutto e subito”? ma per carità!), metodo e metodicità (aiuto!).  Del resto… “una volta i grandi ci mettevano la vita per completare una sola opera, che magari vedeva la luce solo dopo la loro morte. C’erano progetti lunghi, che superavano il nostro limitatissimo tempo. Credevamo nell’immortalità, e questo ci toglieva la fretta, la smania di arrivare. Eravamo felici di non arrivare. Scrivevamo canzonieri lunghi una vita, dedicandoli a donne che erano morte da un pezzo. Scrivevamo trattati, che radunavano in sé, e ordinavano, tutto lo scibile su un dato argomento. Scrivevamo, anche, a mano: scrivere a mano è lento, e quella lentezza favorisce i pensieri, li accompagna, li plasma meglio. Li rende più profondi, meno buttati li, estemporanei. Vedevamo le cancellature che è un po’ come rivedere le foto dei vecchi amici e fidanzati”. Allora che fare? Rifiutare la tecnologia a priori? Assolutamente no! Però possiamo scegliere di servirci di essa come un mezzo, non di diventarne strumento passivo!

Proviamoci: in famiglia, a scuola, nelle università, nelle biblioteche (altro termine che ormai sa di vecchio…), sul lavoro, sul web, nelle nostre singole vite! Ognuno secondo le proprie capacità: se ognuno decidesse di lanciare anche solo un granello di sabbia verde nel deserto selfiezzato del web, prima o poi qualche sprazzo di verde si dovrebbe vedere… Proviamoci! La posta in gioco è troppo alta!!!

 

Seguono acuni dati essenziali sull’autrice, per chi volesse approfondirne la conoscenza:

PAOLA MASTROCOLA risiede a Torino. Laureata in lettere ha insegnato Letteratura italiana all’Università di Uppsala in Svezia, docente poi presso il liceo scientifico di Chieri (Torino). Fino al 1999 ha pubblicato poesie e saggi sulla letteratura del Trecento e Cinquecento, poi si è dedicata alla stesura di romanzi e SAGGI, vincitori di numerosi premi letterari.

 

 

latineloqui69

La passione ribelleultima modifica: 2018-07-28T10:56:17+02:00da latineloqui69
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