IL LAVORO

 

1° MAGGIO- FESTA DEI LAVORATORI

Esiodo – Le opere e i giorni (PARTE PRIMA, vv. 298-319 )

Or tu, del mio consiglio serbando memoria perenne,
lavora, o Perse, o stirpe divina, ché mai non ti crucci

300   la fame, e sempre t’ami Demètra dal serto di spighe,
la veneranda, e sempre ti colmi di gran la dispensa.
Perché la fame sempre s’alloga con l’uomo poltrone.
Uomini sono e Dei nemici a chi vive infingardo,
ed i costumi segue dei fuchi, che senza pungiglio
305   vivono, senza far nulla, struggendo il travaglio dell’api.
A te compiere piaccia per tempo il lavoro opportuno,
sicché, quando bisogna, tu colma abbia pur la dispensa.

Rende il lavoro opulente di greggi e di beni le genti;
e se lavorerai, più caro ai Celesti sarai
310   molto, e ai mortali, che tutti detestano assai gl’infingardi.

Nessun lavoro è vergogna: poltrire è vergogna. Lavora,
e presto arricchirai, sarai segno d’invidia al poltrone;
e son della ricchezza compagni il buon nome e gli onori.

Qual che il tuo Dèmone sia, la cosa migliore è il lavoro,
315   se tu, dai beni altrui distolto il cuor tuo dissennato,
come io t’esorto, vorrai lavorar, guadagnarti la vita.

È timidezza la trista compagna dell’uom bisognoso,
la timidezza, che l’uomo danneggia, e talora gli giova;
la timidezza è compagna dei grami, l’ardire dei ricchi.

Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1929)

 

Era il lontanissimo VII secolo a.C. quando il grande Esiodo scrisse questo bellissimo e attualissimo pensiero. Molto dopo nacque il famoso adagio “IL LAVORO NOBILITA L’UOMO”, ma il senso era già tutto qui…

Partiamo dal termine “lavoro”: la lingua greca ha due termini diversi per indicare il lavoro: πὄνoς, che corrisponde alla brutalità della fatica fisica, ed ργον,  che indica non solo l’impegno manuale (lavoro agricolo, artigianale, produzione di manufatti), ma anche l’opera finita, il risultato di quella medesima abilità e fatica. Questo secondo termine deriva da una radice indoeuropea *werg-, che trova continuazione ancor oggi nell’ingl. work o nel ted. WerkDi qui il verbo (un denominativo, appunto) ργάζομαι, che esprime la nozione di un fare produttivo, di un operare che produce sostentamento, di un agire che potremmo definire ‘economico’, ovvero teso alla realizzazione di un bene, al conseguimento di un utile, nel caso specifico della Grecia arcaica un prodotto agricolo.

Emblematica risulta la formulazione gnomica del verso 311, che recita « Nessun lavoro è vergogna: poltrire è vergogna», dove i concetti antitetici ἔργον / ἀεργίη sono espressamente legati a ad un concetto pesantemente presente nella società omerica e arcaica dell’antica Grecia, il biasimo: ὄνειδος.

Ma giacché bisogna lavorare, bisogna lavorare bene, perché il lavoro porta vantaggi non solo al diretto interessato, ma anche a tutti gli altri membri della società, in quanto scatterà la magica formula dell’emulazione.

Ai nostri giorni tutto questo fa un po’ ridere: il mondo del lavoro è cambiato, il modo di vivere è cambiato, ma l’ammonimento etico resta, assoluto e imperituro, ANCHE grazie al contributo di Esiodo.

 

Estratto dell’opera di Esiodo tratto da wikiquote.org

 

latineloqui69

 

IL LAVOROultima modifica: 2018-05-01T14:04:21+02:00da latineloqui69
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