Il piccolo principe

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Il piccolo principe è l’opera più conosciuta di Antoine de Saint-Exupéry (1900 – 1944), scrittore e aviatore francese.

È fra le opere letterarie più celebri del XX secolo e tra le più vendute della storia: è stato tradotto in 253 lingue e dialetti e stampato in oltre 134 milioni di copie in tutto il mondo.

In un certo senso, costituisce una sorta di educazione sentimentale. L’opera, sia nella sua versione originaria che nelle varie traduzioni, è illustrata da una decina di acquerelli dello stesso Saint-Exupéry, disegni semplici e un po’ naïf, che sono celebri quanto il racconto. Gli stessi disegni sono stati utilizzati per creare le copertine del libro.

Il racconto è dedicato al bambino che fu Léon Werth, amico dell’autore, il quale qualche mese più tardi scrisse d’essersi pentito e che avrebbe dovuto dedicarlo alla moglie Consuelo Suncín.

TRAMA: Un pilota di aerei, precipitato nel deserto del Sahara, incontra un bambino che gli chiede “Mi disegni una pecora?”. Stupito, il pilota gli disegna una scatola, dicendogli che dentro v’era la pecora che desiderava. Poco per volta fanno amicizia, ed il bambino dice di essere il principe di un lontano asteroide, sul quale abita solo lui, tre vulcani di cui uno inattivo e una piccola rosa, molto vanitosa, che lui cura e ama. Il piccolo principe racconta che, nel viaggiare per lo spazio, ha conosciuto diversi personaggi strani, che gli hanno insegnato molte cose. La cura per la sua rosa l’ha fatto soffrire molto, perché spesso si è mostrata scorbutica. Ora che è lontano, il piccolo principe scopre piano piano che le ha voluto bene, e che anche lei gliene voleva. Purtroppo però non si capivano. Il piccolo principe, proveniente dall’asteroide B-612, aveva bisogno di una pecora per farle divorare gli arbusti di baobab prima che crescessero e soffocassero il suo pianeta. Visitando ciascun pianeta dall’asteroide 325 al 330 il piccolo principe se ne va con l’idea che i grandi sono ben strani. Nel suo viaggio incontra:

  • un vecchio re solitario, che ama dare ordine ai suoi sudditi (sebbene sia l’unico abitante del pianeta);
  • un vanitoso che chiede solo di essere ammirato e applaudito, senza ragione;
  • un ubriacone che beve per dimenticare la vergogna di bere;
  • un uomo d’affari che passa i giorni a contare le stelle, credendo che siano sue;
  • un lampionaio che deve accendere e spegnere il lampione del suo pianeta ogni minuto, perché il pianeta gira a quella velocità; per quest’uomo il piccolo principe prova un po’ di ammirazione perché è l’unico che non pensa solo a se stesso;
  • un geografo che sta seduto alla sua scrivania ma non ha idea di come sia fatto il suo pianeta, perché non dispone di esploratori da mandare ad analizzare il terreno e riportare i dati.

Il geografo consiglia al piccolo principe di visitare la Terra, sulla quale il protagonista giunge, con grande stupore per le dimensioni e per la quantità di persone. Il suo primo incontro, nel deserto, avviene con un serpente. Proseguendo con il suo viaggio, egli incontra un piccolo fiore, delle alte cime, ed infine un giardino pieno di rose. La rosa del suo pianeta aveva raccontato al piccolo principe di essere l’unica di quella specie in tutto l’universo, e quindi rimane molto deluso di questa scoperta. Ma non fa in tempo a pensarci molto che compare una piccola volpe, che gli chiede di essere addomesticata e di essere sua amica. La volpe parla a lungo con il principe dell’amicizia.

Il principe incontra poi un indaffarato controllore; l’ultima persona interessante che incontra è un venditore di pillole che calmano la sete, facendo risparmiare tanto tempo. Dopo aver ascoltato tutto il racconto del piccolo principe, il pilota non è riuscito a riparare l’aereo e ha terminato la scorta d’acqua. Allora vanno alla ricerca di un pozzo.

Dopo una giornata di cammino i due si fermano stanchi su una duna ad ammirare il deserto nella notte. Con in braccio il bambino addormentato, il pilota cammina tutta la notte, e finalmente all’alba scopre il pozzo. “Un po’ d’acqua può far bene anche al cuore” commenta il piccolo principe, e bevono entrambi con gioia. Il pilota torna al lavoro al suo apparecchio e la sera seguente ritrova il piccolo principe ad attenderlo su un muretto accanto al pozzo, mentre parla con il serpente che aveva precedentemente incontrato. Ad un anno di distanza dal suo arrivo sulla Terra, il piccolo principe aveva chiesto al serpente, che durante il loro primo incontro gli aveva confidato di avere la capacità di portare chiunque molto lontano, di riportarlo a casa, sul suo piccolo pianeta. Il piccolo principe, consapevole di aver “addomesticato” il pilota, come lui stesso dice, sa di dargli un dispiacere e allora lo invita a guardare il cielo e a ricordarsi di lui ogni qual volta osserva le stelle, che per lui avrebbero riso, sapendo che una di quelle era il pianeta del piccolo principe. Detto questo il serpente lo morde alla caviglia e il piccolo principe cade esanime sulla sabbia. L’indomani il pilota vede che il corpo del bambino è sparito; così immagina che il piccolo principe sia riuscito a raggiungere il suo pianeta e a prendersi cura della sua amata rosa.

Pubblicato il 6 aprile 1943 da Reynal e Hitchcock in inglese, e qualche giorno dopo in francese, è un racconto molto poetico che, nella forma di un’opera letteraria per ragazzi, affronta temi come il senso della vita e il significato dell’amore e dell’amicizia. Ciascun capitolo del libro racconta di un diverso incontro che il protagonista fa con diversi personaggi e su diversi pianeti e ognuno di questi bizzarri personaggi lascia il piccolo principe stupito e sconcertato dalla stranezza delle “persone adulte”. Ad ogni modo, ognuno di questi incontri può essere identificato come un’allegoria o uno stereotipo della società moderna e contemporanea.

ALCUNI DEI PASSI PIù NOTI:

«Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come inondata di luce. Conoscerò un rumore di passi diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno fuggire sotto terra. Il tuo mi chiamerà fuori dalla tana, come una musica. E poi guarda! Li vedi laggiù, i campi di grano? Io non mangio pane. Quindi per me il grano è inutile. I campi di grano non mi dicono niente. E questo è molto triste! Ma tu hai capelli color dell’oro. E allora sarà bellissimo quando mi avrai addomesticato! Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E mi piacerà il rumore del vento nel grano…» La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe. «Per favore… addomesticami!» disse. (cap. XXI, p. 93)

Se per esempio verrai alle quattro del pomeriggio, già dalle tre io comincerò a essere felice. Più il tempo passerà e più mi sentirò felice. Finché alle quattro sarò tutta agitata e in apprensione: scoprirò il valore della felicità! Ma se vieni quando capita, non saprò mai a che ora vestirmi il cuore… (Volpe al piccolo principe: cap. XXI, p. 95)

Ecco il mio segreto. È molto semplice: si vede solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. (Volpe: cap. XXI, p. 97)

Il tempo che hai perso per la tua rosa è ciò che fa la tua rosa tanto importante. (Volpe: cap. XXI, p. 98)

«Solo i bambini sanno quello che cercano» fece il piccolo principe. «Perdono tempo per una bambola di pezza, che allora diventa importantissima, e se qualcuno gliela porta via piangono…» (cap. XXII, p. 100)

Ci sarà un motivo, se è a tutt’oggi una delle opere più riproposte (al cinema, in cartoni animati, in musical etc)…

(Liberamente tratto da Wikipedia, l’enciclopedia libera).

latineloqui69

Il piccolo principeultima modifica: 2016-08-21T15:08:49+02:00da latineloqui69
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